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L’ASCESA DELLA NUOVA CLASSE CREATIVA (le tre T di Florida: Tecnologia, Talento, Tolleranza) La società odierna, definita post-moderna, o post-materialista come ha sottolineato lo studioso Inglehart, è, al contempo, succube e promotrice di un particolare tipo di progresso che si esplicita attraverso il fenomeno della globalizzazione. A tal fine non basta più ingegnarsi per sopravvivere o vivere, come si è fatto fin’ora, ma bisogna imparare a sviluppare nel miglior modo possibile il pensiero creativo, avendo come obbiettivo l’ideazione di servizi e, soprattutto, prodotti “innovativi” in grado di fronteggiare l’alta competitività e imitabilità, non più nazionale, ma ormai internazionale o mondiale. L’uomo, nelle ultime decine di anni, è riuscito a prendere consapevolezza del fatto che è possessore di una grande dote, la creatività, è riuscito a adoperarla all’interno del suo lavoro per migliorarne la qualità, non solo di quest’ultimo, ma anche dei prodotti realizzati, fino ad arrivare a creare una vera e propria classe sociale nella quale la creatività è l’elemento distintivo rispetto alle altre.
La nuova classe sociale di R. Florida, che comprende architetti, ingegneri, ricercatori, professionisti della comunicazione , dell’intrattenimento, della moda e del desing, fa della creatività il fulcro delle diverse professioni esercitate e si differenzia dalle altre classi sociali esistenti attraverso delle caratteristiche che lo stesso Florida identifica con le famose 3T: tecnologia, talento e tolleranza.
Il libro “L’Ascesa della nuova classe creativa” non è che un’indagine sulle caratteristiche proprie di questa nuova classe, a partire dagli stili di vita, diversi e “rivoluzionari” rispetto a quelli usuali, fino ai nuovi bisogni della stessa classe, che hanno il potere di riprogettare e rivisitare i luoghi di residenza di questi nuovi soggetti e anche il loro tempo, sia lavorativo che libero. Oggi come oggi per lavorare non è più necessario essere presenti in un determinato luogo, ma attraverso l’uso di nuove tecnologie siamo liberi di vagare sull’intero pianeta purchè sia presente una rete di accesso ad internet per poter partecipare a video-conferenze, controllare le mail, scaricare file e metterne in rete altri. Ma a dire il vero, per fare ciò non c’è più manco bisogno di un luogo chiuso come una casa o un internet point, ma ci si accontenta di un cellulare UMTS che dia accesso alla connessione.
Tutto ciò se fosse stato ipotizzato una ventina di anni fa’ nessuno ci avrebbe mai creduto, eppure l’uomo, attraverso il progresso tecnologico, ha fatto si che diventasse realtà. Già, perché è proprio l’uomo che attraverso l’utilizzo della creatività è riuscito a generare delle innovazioni che hanno permesso i diversi salti generazionali ai quali si è assistito durante gli anni.
Questi salti “generazionali” li si può ripercorrere come fa Florida attraverso il cursus del “colletto”: in epoche passate si parlava di “colletti blu” delle famose fabbriche fordiste, in epoche più recenti si è giunti ai “colletti bianchi” tipici dell’avvento dell’”uomo manager”, ed oggi siamo giunti all’epoca dei “senza colletto”. Sono proprio loro, infatti, che oltre ad incarnare la nuova classe creativa in senso ampio, sono testimoni di un nuovo stile di vita e lavorativo che pian piano si sta affermando nel mondo del lavoro.
“Senza colletto” fa riferimento in primis all’elevato gradi di libertà che si ha oggi sul posto di lavoro, quindi libertà sia, metaforicamente riferito ai “senza colletto”, in senso di abbigliamento visto che non si è più costretti né a portare divise, né a vestire in modo formale, ma si è liberi di indossare ciò che meglio esprime il nostro essere, sia libertà nell’esprimere opinioni e pareri a volte anche discordanti con quelli di chi è al “vertice” dell’ufficio. Ciò è testimonianza dell’evolversi anche delle gerarchie interne nei luoghi di lavoro, non più verticali, ma orizzontali con un elevato grado di collaborazione ed interazione tra le parti. Il cambio di gerarchia ha fatto si che si modificasse anche l’architettura e l’organizzazione stessa dell’ufficio; non si lavora più in luoghi asettici, freddi (in senso di emozioni), organizzati in modo tale che non è possibile una comunicazione o uno scambio di pareri. Oggi gli uffici e le aziende hanno sale nelle quali è possibile prendere un caffè per “staccare 5 minuti” e riposarsi (i 5 famosi minuti nei quali, spezzando con il compito che si sta svolgendo, si può verificare quello che in termini tecnici si chiama “insight” tipico dell’atto creativo), hanno sale ricreative e soprattutto non sono più fiscali negli orari di lavoro. Diciamo che quanto detto si riassume con un sostantivo ben preciso: Flessibilità lavorativa. Ovviamente questa flessibilità non è tipica di tutti i lavori, ma principalmente solo di quelli “creativi”, quindi è una caratteristica, se non il presupposto della “nuova classe”.
La flessibilità porta con se una serie di esigenze che si sparpagliano tra la vita privata, tra le esigenze lavorative, tra gli stili di vita e i bisogni da soddisfare dei singoli soggetti. Tutte queste esigenze devono essere soddisfatte in modi particolari dai singoli luoghi di residenza, attraverso delle offerte culturali, di intrattenimento, tecnologiche e sociali tipiche soltanto di alcune città e alcune regioni. Ciò significa che non tutti i luoghi sono atti ad ospitare questa nuova classe creando così un dislivello tra alcuni centri più progrediti e aperti nei confronti del fenomeno del multiculturalismo, e che quindi continuano a progredire, ed altri arretrati e intolleranti, che continuano a restaste indietro vista l’assenza dei presupposti base per uno sviluppo futuro.
Ovviamente questo dislivello con il progresso attuale si sta smussando e, pur restando vero che molti luoghi non ospiteranno mai un elevato numero di esponenti della classe creativa, tutte le città pian piano stanno vivendo a modo loro il proprio progresso economico.
Florida, in modo geniale, è riuscito a creare degli indici che permettono di identificare i luoghi nei quali è possibile l’insediarsi di questa classe, e questi indici prendono il nome di Tecnologia, Talento, e Tolleranza, riassunti con la sigla 3T.
Queste 3T oltre ad essere degli indici tipici dei luoghi creativi, rappresentano il presupposto per la presenza della nuova classe. Florida esamina dettagliatamente tutti e tre i fattori andando a studiare affondo le offerte che vengono fatte dai diversi luoghi per attirare l’attenzione degli individui creativi. Teconologia, talento e tolleranza sono tre fattori i quali debbono necessariamente essere presenti contemporaneamente, perchè non sarebbe sufficiente la presenza soltanto di uno o due di essi per fa proliferare la classe creativa in un determinato luogo.
Per tecnologia Florida intende, prendendo spunto anche dagli studi di Michael Porter, l’indice d’innovazione tecnologica di un luogo, e più semplicemente la quota di innovazioni brevettate presso l’ufficio patenti e brevetti degli Stati Uniti (essendo quest’ultimo il luogo di riferimento degli studi fatti da Florida), USTPO, riguardanti alte tecnologie (quindi innovazioni provenienti da settori come l’aereonautica, tecnologie informatiche, ecc). Per talento invece, Florida fa riferimento alla dimensione della classe creativa, quindi alla quota proporzionale della popolazione istruita, in possesso di una laurea e al numero di ricercatori e scienziati presenti nel luogo d’indagine (tenendo sempre presente il fenomeno di emigrazione e di immigrazione dei questi ultimi). Per tolleranza, infine, lo studioso, fa riferimento al grado di apertura e tolleranza nei confronti di immigrati, omosessuali e altre minoranze, ritenendo questo fattore di particolare importanza per la competitività mondiale. Non a caso Florida riprende lo studio di Ronald Inglehart il quale sostiene la forte correlazione tra il livello di apertura e tolleranza di una civiltà e la sua crescita economica, politica e sociale. Lo stesso Florida nelle sue ricerche nota una stretta correlazione tra lo sviluppo tecnologico di un luogo e la concentrazione di omosessuali sullo stesso; non che lo sviluppo tecnologico dipenda dalla quantità di gay preseti, ma dall’apertura della popolazione residente nel permettirgli di vivere una vita senza problemi. In tale ricerca lo studioso utilizza un indice per la misurazione della tolleranza di un luogo definito a tal proposito Gay Index.
Ovviamente per svariati motivi tra i quali l’elevata mobilità sul territorio e la mancanza di una residenza fissa, nella società attuale si è verificato anche un altro fenomeno che va a caratterizzare in ultima istanza la nuova classe creativa: il superamento dei legami forti, ipotizzata da Putnam con la teoria del capitale sociale. Oggi i legami tra le persone non sono più forti e stretti, ma si sono trasformati in conoscenze superficiali con le quali si ha a che fare solo per determinate esigenze; sono scomparsi i luoghi di ritrovo come i bowling e si è più propensi alle uscite solitarie che si concludono in luoghi di ritrovo più dispersivi come i pub o nei luoghi di musica dal vivo dove comunque è più difficile avere un approccio più profondo vista l’impossibilità di comunicare ed intendersi. Oggi sono pochi e limitati i momenti della giornata in cui una persona può permettersi di svagarsi, e in tali momenti non si perde tempo nella ricerca di una persona che faccia compagnia, si preferisce la solitudine anche per avere modo di continuare a pensare al lavoro da ultimare. La separazione tra lavoro e vita privata va sempre più sfumando, il lavoro vine portato a casa, si pensa ai problemi da risolvere mentre si esce, si fanno compere anche per sollecitare idee geniali da proporre in sede di lavoro. È questo il nuovo stile di vita dei creativi, e le città ed i luoghi di residenza devono adeguarsi ad essi e proporre delle alternative atte a trattenerli per non far verificare il fenomeno dell’emigrazione, quindi la perdita di queste persone che rappresentano l’unico fattore di progresso che attualmente possediamo. Valentina D’Incecco Enterprise Consulting
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